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Notizie » Ornella Gonzales y Reyero: Adolesco

Recensione [Libri] 21/06/2021 12:00:00

De la vita mortale il fiore e ’l verde: storia di un’adolescenza

«S’ei piace, ei lice»: sembra essere questo il tassiano discrimine che separa Tommaso dal mondo degli adulti. Quello di Tommaso, adolescente che parla la lingua dell’istinto e della verità, è il racconto – consegnato a un registratore – di una storia dolorosa, peraltro realmente accaduta, ripercorsa dicendo «tutta la verità, nient’altro che la verità». Perché una verità da raccontare ce l’ha anche lui, non solo gli adulti, stretti tra convenzioni e convinzioni che stanno strette a Tommaso. È un fiume in piena il suo racconto, senza censure e senza mediazioni. Chi scrive affida alla voce libera di un ragazzo, protagonista di una vicenda più grande di lui, il compito di demolire granitiche certezze, smascherando, attraverso le sue parole sfrontate e crude, ipocrisie e bassezze della società. Prende forma una storia per certi versi pirandelliana, nella quale ognuno ha la sua verità. Ma la verità di Tommaso è lontana e si tiene lontana dalla verità condivisa, quella che appartiene al «tribunale dei grandi», anche perché «i grandi sono la rovina dell’umanità». Dalla loro posizione supina giudicano senza sapere, guardano senza vedere. Per questo Tommaso sceglie di restare adolescens per sempre.
Novello principe Myškin, Tommaso appare spesso “idiota” nella sua incapacità di comprendere il mondo che lo circonda e le sue logiche, e di fatto si sottrae ai grigi meccanismi che regolano la vita borghese. Unico “ponte” tra due universi che sembrano inconciliabili è Giona, «il dottore della testa», che rappresenta nel romanzo la cautela, la guida che non giudica, colui che aiuta Tommaso a gestire il peso della vita e della verità.
Nel mondo che Tommaso immagina, insieme all’amico Riccardo, c’è spazio per leggi nuove e nuovi diritti: una donna con due mariti, un gay rispettato e al riparo dal bullismo, figli con quattro genitori e otto nonni, molti vantaggi e nessuna crisi demografica. Ma Tommaso sa che «queste non sono cose di oggi»: sono cose che «avverranno tra centinaia di migliaia di anni», quando «non ci sarà nessuna differenza tra maschi e femmine per l’evoluzione della specie». Tommaso guarda lontano, e il lettore con lui, intravedendo un mondo forse improbabile e di gran lunga migliore.
Portavoce di un codice etico estraneo all’universo dei valori borghesi, Tommaso raffigura l’autenticità non priva di ragione, e finisce per tracciare un sentiero di tolleranza e di innocenza che può insegnare non poco agli adulti, disegnando il progetto di una società meno feroce. Lui che adulto diventerà – e cresce, infatti, tra le pagine del libro – non per aver imparato l’«accondiscendenza cieca e servile», ma per aver imparato a sopportare il dolore, che un giorno gli sarà utile, proprio come accade «nel film del dolore».
L’autore sceglie questa volta un nome di penna, e il lettore si ritrova ad accogliere la lezione di Elena Ferrante, la quale invitava, ne La frantumaglia, a lasciar stare gli autori e ad amare – se vale la pena – ciò che scrivono. Nel caso di Adolesco, certamente vale la pena.

Ornella Gonzales y Reyero

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