Per una visione unitaria e integrata
della letteratura dell’arte e della conoscenza
Pagina facebook di Il ramo e la foglia edizioni Pagina twitter di Il ramo e la foglia edizioni Pagina instagram di Il ramo e la foglia edizioni Pagina youtube di Il ramo e la foglia edizioni
Per una visione unitaria e integrata della letteratura dell’arte e della conoscenza
Pagina facebook di Il ramo e la foglia edizioni Pagina twitter di Il ramo e la foglia edizioni Pagina instagram di Il ramo e la foglia edizioni Pagina youtube di Il ramo e la foglia edizioni

Notizie » Intervista alla drag queen The Real Lady Stretch

Intervista [Libri] 06/11/2021 18:00:00

🧚‍♂️ In esclusiva proponiamo l’intervista alla drag queen The Real Lady Stretch, ritratta sulla copertina di “Immacolata intercessione”, il nuovo romanzo di Carlo Kik Ditto, in uno scatto del fotografo professionista Garth Meyer.

🎤👇👀

Sei sulla copertina del romanzo “Immacolata intercessione” di Carlo Kik Ditto. Ricordi a che cosa stavi pensando quell’istante in cui sei stato fotografato da Garth Meyer?

Sinceramente ricordo poco di quel momento, erano gli anni ’90, e se c’eri non puoi veramente ricordarli in dettaglio. Ricordo che avevo l’abito in paillettes di Pia Rame (che era stato creato in origine per un personaggio maschile in un programma televisivo della RAI); a casa, per qualche giorno, per un party e con Garth, avevamo deciso di fare qualche scatto prima di restituirlo. Ricordo che eravamo solo noi due, io mi sono truccata da sola e miracolosamente sono riuscita a disegnare delle sopracciglia decenti, la luce era quella naturale che entrava dalla finestra. Con Garth collaboravamo spesso ma delle foto che mi ha fatto mi sono rimaste solo 2 stampe di questa sessione, una contact sheet di uno shoot a casa sua e 2 polaroid. Per quanto l’analogico abbia il suo fascino ci ha lasciato molti meno ricordi.


Quando hai capito che la tua identità non ti rappresentava pienamente e hai deciso di lasciare affiorare anche quella che ama parrucche e tacchi?

Ho trovato una foto di me bambino a fine anni ’60-inizio ’70, a 2 o 3 anni, con in testa la parrucca di un’amica di mia madre, ero favolosa già allora… Credo di avere sempre avuto il desiderio e l’esigenza di esprimermi attraverso la moda e i look, da piccolo mi vestivo da donna e dicevo di essere mia cugina, o mettevo un mantello in raso svolazzante e giravo per il paese come un vampiro. Il mio debutto come Leatheretta Stretch è stato un po’ casuale, ma compravo capi femminili già da un po’, e alla Marangoni disegnavo e realizzavo gonne “da uomo” per girare per Milano e farmi fermare dalla Polizia.


Essere drag queen è solo un’esibizione momentanea o contiene un messaggio alla società?

Credo che crearsi un personaggio drag, una personalità, a volte alternativa e parallela, sia una scelta molto personale dettata da mille motivi, c’è chi lo usa per “sfogare” tutti i propri istinti femminili (o maschili nel caso dei drag king) in un momento specifico e circoscritto, chi per esplorare identità di genere alternative, chi per puro divertimento. È un percorso personale che ha ovviamente delle ripercussioni più ampie nella società, la drag può essere una figura quasi sciamanica di incontro-scontro tra i generi, come ci insegna la Madre Suprema RuPaul, il personaggio drag ci mostra quanto sia costruita e fittizia l’esperienza di genere e di identità, ma lo fa in modo più o meno ironico, smontando la costruzione e la percezione dell’ego col glitter e l’eyeliner.


A chi ti ispiri per costruire i tuoi look?

I miei look drag sono sempre stati ispirati dalla moda e dalle sottoculture, dalle icone musicali come Siouxsie Sioux, Debbie Harry, Madonna, Boy George, i designers più alternativi, Helmut Lang, Jean Paul Gaultier, Jean Colonna, Veronique Leroy, Stephen Sprouse, Vivienne Westwood. Negli anni ’90 mi sentivo una supermodel, ero convinta di essere la sorella gemella di Kristen McMenamy, da quanto ho ripreso in mano i tacchi dopo un lungo letargo, penso di essere più la cugina di Princess Julia, l’iconica dj londinese, che continua a essere favolosa e intrepida malgrado non sia più una ragazzina, suona alle feste più alternative e collabora con designer e truccatori all’avanguardia. Malgrado l’età, continuo a preferire la moda al costume. Purtroppo, essere una drag anzianotta non è facile in un ambiente in cui le drag di venti anni sono già piallate dal Botox e imbottite di filler. Io, per ora, incrocio le dita e spero in Photoshop.


Hai mai desiderato avere un figlio?

Sinceramente no, sto abbastanza bene da solo e ho seri problemi a stare dietro anche solo alle piante sul davanzale, che infatti ho subaffittato alla vicina che aveva finito lo spazio sul suo. Mi è morto anche il cactus. E poi a casa mia non c’è spazio neanche per un gattino, ho vestiti ovunque.


Sappiamo che sei un appassionato lettore, quali sono le tue letture preferite? Ci sono libri che ami e parlano di drag queen? E tu hai mai pensato di raccontare la tua esperienza?

Personalmente sono un fan della letteratura nordamericana e britannica, in particolare di alcuni scrittori del periodo minimalista, come Brett Easton Ellis, o di scrittori della new wave alternativa anni ’90 come Dennis Cooper e Poppy Z. Brite. Amo anche leggeri libri di sociologia sulle sottoculture o la moda (un classico è “Sottocultura” di Dick Hebdige).
Il mio libro “drag” preferito è “Freak Show” di James St James, un romanzo Young Adult che racconta le dis-avventure di una creatura favolosa esiliata in un angolo super conservatore della Florida.
Adoro “Myra Breckinridge” e “Myron” di Gore Vidal, due dei suoi “meta romanzi” sulla mitica amazzone che cambia sesso per cambiare la società attraverso il cinema.
Super interessante anche “The Descent Of Man” di Grayson Perry, una dissertazione sulla mascolinità fatta da un’artista contemporaneo che usa il suo alter ego drag nelle performance e apparizioni pubbliche.
Non posso non citare anche “Favolose Nullità” di Lee Tulloch, che è stato la nostra bibbia per anni, per il modo magico in cui descrive il rapporto di una ragazza con i suoi vestiti parlanti. “Reality Nirvana Tuttle” è quella che adesso definiremmo una “bio-queen”, una donna che usa gli abiti, la moda, i trucchi e le parrucche come strumenti di travestimento e trasformazione.
Per quanto riguarda me e le mie esperienze, vorrei scrivere una biografia non proprio auto (non ho la patente) della Stretch, ma ho contro di me la memoria, assolutamente annebbiata dagli eccessi, e la pigrizia. Ho cominciato a scrivere la mia storia un po’ di tempo fa ma non sono andata oltre le prime tre righe.
Ve le allego in anteprima mondiale:
Non so se il mondo è pronto per quello che potrebbe seguire.
You probably don’t know about The Lady Stretch, or Fashion, for that matter, as they were both born and effectively dead by 2007. Back in the days when the pen was mightier than the sword but very few people read what the pen had to say and swords were very much out of fashion.


Grazie.

Approfondisci: visita il sito del fotografo Garth Meyer »
Visita la pagina del libro