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Notizie » Memorie di un’avventuriera: incipit

Proposta di lettura [Libri] 06/03/2022 12:00:00

Proponiamo in lettura l’incipit del romanzo di Emanuela Monti, “Memorie di un’avventuriera”, liberamente ispirato alla vita di Aphra Behn 📝👇👀

Londra, 15 agosto 1682


Gentilissimo Signor Hoyle,
vi scrivo per conto di Aphra, che è afflitta dalla gotta alla mano destra e fatica a reggere la penna. Non so se siate già al corrente delle novità. Pare se ne parli in tutta Londra, ma voi da un pezzo disertate i teatri e i caffè, privando gli amici della vostra brillante compagnia. Dicono che un efebo dagli occhi di cerbiatto vi abbia fatto giurare amore eterno e che il vostro Hobbes si stia rivoltando nella tomba.
Aphra e io, invece, ci rivoltiamo nel fango che si addensa sul pavimento della nostra cella quando l’acqua di scolo penetra attraverso le sbarre e scivola giù sulla parete ammuffita e infine al suolo, impregnando le nostre vesti ormai lorde. Siamo di buonumore quando c’è il sole e ceree lingue di luce filtrano tra le sbarre. Aphra subito si avvicina alla finestra e lascia che il calore del sole si posi sulla mano dolorante. Purtroppo nella nostra Londra i giorni di sole, sebbene siamo in agosto, sono effimeri come gli amori che si dichiarano eterni.
Siamo a Newgate da una settimana. Le guardie sono venute a prenderci al Duke’s Theatre, subito prima della terza rappresentazione, con un ordine di arresto firmato dal lord ciambellano. L’imputazione non è ancora chiara, ma pare che Sua Maestà abbia trovato offensivo l’epilogo di “Romulus and Hersilia”.
Anche se il dramma è anonimo, tutti sanno che il prologo e l’epilogo sono stati scritti da Aphra e sembra che il Re sia furioso per avervi letto un attacco esplicito al suo figlio naturale, il duca di Monmouth.
Chi avrebbe immaginato che sua maestà fosse tanto devoto a quel figlio ribelle, che ha sfidato apertamente il padre dando sostegno alla causa dei repubblicani e ne ha messo più di una volta alla prova la pazienza?
Forse dietro a tutto questo non c’è che la ragion di stato. Forse Aphra e io non siamo che il tributo meno gravoso da pagare per calmare le acque. Magari Carlo II ha addirittura apprezzato l’arguta satira del dramma, ma ha fatto la faccia scura per tranquillizzare l’opinione pubblica. Il ricordo della congiura papista* è ancora troppo vivo e l’atmosfera politica incandescente. E Aphra non ha saputo frenare la lingua; non ha imparato l’arte della convenienza. E io non sono stata da meno.
Ho recitato con tanto ardore da accendere anche gli animi più fiacchi e alla fine dello spettacolo manciate di petali di rose rosse piovevano giù dai palchi in una cortina quasi impenetrabile. E qualche petalo di rosa che mi era rimasto impigliato tra i capelli di tanto in tanto ora cade giù, sul terreno melmoso. È stato così breve il trionfo che se non fosse per quei petali vermigli dubiterei della mia memoria.
Aphra soffre in modo tremendo, non solo per la mano. I suoi occhi, di solito animati dalla vivacità di un’adolescente, si girano intorno smarriti. I suoi bei capelli castani sembrano un groviglio di sterpi e il suo viso ha un pallore da demente. Non dice nulla, ma io so a che cosa pensa.
Non mi ha mai parlato della sua prigionia. Fu Killigrew a farlo. Killigrew, che riuscì a tirarla fuori dopo sette mesi e dietro innumerevoli pressioni su alcuni membri influenti della Corte, i quali aggirarono la burocrazia e le fecero finalmente avere i soldi per il riscatto. Furono solo sette mesi, ma sette mesi in un inferno. Killigrew mi raccontò che mai come allora le prigioni di Londra erano state luride, fetide, violente e sovraffollate. Era il 1668, un paio di anni dopo il grande incendio che in quattro giorni aveva devastato Londra. Migliaia di londinesi si ritrovarono sul lastrico e finirono nelle prigioni per debitori.
Ma perché vi racconto tutto questo? Voi queste cose le sapete già. Con chi, se non con voi, avrebbe potuto confidarsi Aphra, poco più avanti nel tempo? E allora, chi, se non voi, può capire la prostrazione di Aphra, che si trova a rivivere quell’esperienza? E a chi, se non a voi, posso rivolgermi, per chiedere aiuto?
Voi che godete della stima dei nostri begli ingegni, che potete contare tra i più intimi amici alcuni membri della Royal Society, vi prego, adoperate la vostra influenza per aiutarci a riconquistare la libertà.

Con gratitudine, Vostra

Lady Slingsby



* “The Popish Plot”, che Titus Oates aveva denunciato nel 1678, creando un’atmosfera di sospetto e terrore.


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