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Notizie » L’editore intervista l’autore: Gualberto Alvino

Intervista [Autore] 20/09/2021 12:00:00

Alvino, a breve, il 23 settembre 2021, pubblicheremo la tua nuova raccolta di poesie “Rethorica novissima”; oltre a essere uno scrittore, sei un critico e un filologo, insomma, un esperto della nostra lingua. Cosa significa per un filologo mettere la penna nel mondo, talvolta immaginifico e irrazionale, della poesia, passando pertanto dallo studio della lingua all’uso della lingua come necessità?

Dalla cosiddetta “necessità” allo sfogo, al diario intimo, al luogo del patetico e del contemplativo il passo è breve. Perciò non ho mai considerato la scrittura poetica una necessità, ma un atto estetico.


Ci racconti qualcosa di te come scrittore? Quali sono i tuoi esordi? La strada fatta, le tue riflessioni.

La filologia è arrivata tardi. Io nasco come poeta (a 17 anni fui premiato all’Università di Padova da una giuria presieduta da Andrea Zanzotto). Poi vennero il cinema (ho scritto molte sceneggiature per registi di vario calibro, le più per motivi alimentari: ero appena uscito dal liceo, dovevo mantenermi agli studi) e la narrativa: nel 2008 uscì il mio primo romanzo, “Là comincia il Messico”, e nel 2014 “Geco”; il terzo romanzo è in arrivo: “Pelle di tamburo”. Si tratta di una trilogia inversa alla dantesca: dall’alto (stile sublime) al basso (comico).


Perché il titolo “Rethorica novissima”? Francesco Muzzioli, nella bella prefazione, scrive: Perché il titolo “Rethorica novissima”? Francesco Muzzioli, nella bella prefazione, scrive: «Quanto al titolo, “Rethorica novissima”, il suo secondo termine sembra alludere alla eredità dei Novissimi, un punto di non ritorno nell’evoluzione della poesia del Novecento; la rethorica, dal proprio canto, suggerisce la centralità del linguaggio: il nocciolo della poesia non dev’essere una pretesa interiorità spirituale, ma quella materia collettiva in cui siamo immersi e che è il linguaggio e l’intera semiotica (compreso quanto di “animale” rimane nella nostra produzione di segni)». Vuoi aggiungere qualcosa o commentare?

“Rethorica novissima” è un trattato in 13 libri di Boncompagno da Signa, maestro di retorica toscano del XII secolo. Tuttavia, l’analisi di Muzzioli è impeccabile, perché ha centrato perfettamente i motivi del titolo.


Quali sono, in generale ma anche nel particolare di questa raccolta di poesie, le tue strategie compositive? In che misura il filologo s’intromette nella scrittura del poeta?

Non s’intromette in nessun modo: sono due universi distinti e paralleli. Ma il lavoro filologico è uno dei temi principali di questa silloge e di altri miei precedenti lavori. La sfida è di quelle che, come si dice, fan tremare i polsi: porre sul medesimo piano l’eros e la ricerca filologica, ossia l’amore per la parola (questo significa filologia). Si parla molto, troppo, di “letteratura come vita”: ebbene, la filologia non è forse “vita” per chi la pratica ogni giorno con inesauribile passione? C’è forse una differenza sostanziale, qualitativa, tra l’amore per una donna e l’amore per la letteratura? Non possono entrambi indurre nel lettore interesse e persino trepidazione?


Da dove ti è nata l’idea di scrivere i versi di “Rethorica novissima”? Li hai scritti in modo coerente in un’unica soluzione o sono versi scritti nel corso del tempo e poi raccolti insieme?

La domanda è altrettanto acuta che complessa. Direi in modo incoerente e desultorio, ma avendo costantemente chiaro in mente il disegno unitario.


Le poesie di “Rethorica novissima” sono un bell’esempio di libertà nell’uso della lingua che, in certe poesie, è riadattata alle necessità espressive del poeta, in altre sembra che il filologo intervenga a deformarne la grammatica e la sintassi al fine di esprimere il disagio di un suo uso inadeguato in certe altre situazioni-scritture di altri. Insomma, sembra che il poeta e il filologo si siano messi a scrivere a quattro mani con fantasia e necessità espressiva ma anche di denuncia. È così?

È esattamente così. Non avrei saputo dirlo meglio.


Che tipo di lettore ti aspetti per il tuo libro? C’è un tipo di lettore che potrebbe essere particolarmente interessato alla tua raccolta di poesie? I tuoi lettori troveranno delle novità rispetto alle tue precedenti pubblicazioni?

Sì, uno in particolare: il lettore stanco della stessa musica e degli stessi spartiti, fritti e rifritti in innumerevoli salse dal medesimo sapore (tra otto- e novecentesco). «Ogni scrittore è costretto a farsi una sua lingua, come ogni violinista è costretto a farsi un suo “suono”» dice l’epigrafe proustiana che apre il libro. Ecco, questo è il mio suono: il mio lettore ideale dev’essere capace di partire da qui.


Ti invitiamo a rivolgerti ai lettori che non ti conoscono, proviamo a invitarli alla lettura di “Rethorica novissima”.

Credo di aver già risposto. Riassumo: in questo libro troverete uno spartito diverso per una musica inaudita, che voi stessi dovrete eseguire.

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