«Ripensare Montale a cinquant’anni dall’attribuzione del premio Nobel nel 1975 è doveroso e necessario. In cinquanta anni lo scenario della poesia italiana è radicalmente mutato. Montale, uomo del male di vivere, impotente gettato nel Novecento attraversato da due conflitti mondiali, depone lo scettro del poeta laureato, diventa consapevolezza dell’inefficacia della parola. Alla retorica fascista ciarlatana, all’orrore delle leggi razziali, alle roboanti dichiarazioni di guerra, oppone l’autenticità di poche e meditate parole, ossi di seppia scarnificati, scabre, essenziali, secche e ritorte come rami. Cosa dire di fronte al disastro mondiale? Cosa è l’uomo, chi Dio? Per lui vale il Come potevamo noi cantare di Quasimodo... continua a leggere la recensione di Giovanna Albi👇👀»
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Notizie » Satisfiction: L’Oltre: Eugenio Montale tra filosofia, fisica e religione
Recensione [Libri] 16/12/2025 11:27:45
