«Tra il 1830 e il 1848, nel periodo in cui nascono i suoi capolavori, Balzac rivoluziona la lingua del romanzo. Per descrivere i macchinari antiquati di una stamperia di provincia – quella dove comincia Illusioni perdute – non basta il francese classico, con il suo lessico essenziale, elegante, di trasparente purezza: sono indispensabili una quantità di termini tecnici del linguaggio dei tipografi. Analogamente, la storia del fallimento dell’onesto profumiere César Birotteau non può essere raccontata se non nel linguaggio specifico dei codici e dei tribunali; le chimeriche ricerche di Balthasar Cläes, sorta di moderno alchimista, richiedono l’uso di termini mutuati dalla chimica e dalla matematica. Hyppolite Taine, autore nel 1858 del primo saggio approfondito sull’opera di Balzac, così riassume le impressioni di un lettore medio dell’epoca: «Balzac parla come un dizionario di arti e mestieri, come un manuale di filosofia tedesca e come un’enciclopedia delle scienze naturali». A questo lettore sconcertato, Taine risponde difendendo la lingua di Balzac, non soltanto nel suo ricorso ai gerghi indispensabili delle professioni e delle scienze più diverse, ma anche nel suo carattere radicalmente innovativo... 👇👀»
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Proposta di lettura [Libri] 22/04/2026 16:45:34
