:: Sta per uscire, il 25 settembre 2026, con Il ramo e la foglia edizioni, il tuo romanzo La misteriosa morte di Efisia Caddozzu; prima di parlarne, potresti presentarti ai nostri lettori? Chi è Marisa Salabelle?
🎤 Sono una donna di 71 anni, sono nata a Cagliari ma vivo a Pistoia da moltissimo tempo. La mia vita è stata abbastanza comune: primogenita di cinque figli, ho studiato, ho insegnato prima religione, poi italiano e storia per molti anni sia alle scuole medie che alle secondarie di secondo grado, sono sposata, ho quattro figli ormai grandi e un nipotino di sei anni. Della mia vita ha sempre fatto parte l’impegno civile e sociale, che si è concretizzato sia in esperienze giovanili, sia nel mio modo di concepire e praticare l’insegnamento, sia nell’attivismo per la pace e la giustizia. Ho sempre amato leggere e mi sono cimentata con la scrittura fin da ragazza, ma per una serie di ragioni il mio esordio è avvenuto nel 2015, quando avevo 60 anni e non speravo più di pubblicare. In seguito, sono usciti altri cinque miei romanzi presso diversi editori e ancora ho varie opere nel mio cassetto, o, per meglio dire, nel mio computer.
:: Marisa, chi è Efisia Caddozzu – e come è entrata nella tua vita di scrittrice?
🎤 Efisia è un personaggio immaginario che però si ispira ad alcune persone che ho conosciuto e frequentato. Ho messo insieme frammenti diversi per dare vita a una donna con caratteristiche forse insolite per l’eroina di un romanzo: Efisia è brutta, strabica, ha un pessimo carattere e frequentazioni poco raccomandabili. Al tempo stesso è una donna che nutre degli ideali, crede in certi valori, è capace di impegno e dedizione. Una figura femminile goffa e sgraziata, che ha dedicato la sua vita al padre disabile, un uomo ancora più scorbutico di lei, agli alunni delle scuole in cui ha insegnato e agli immigrati che stanno iniziando a “invadere” la piccola e provinciale città di Pistoia.
:: Il romanzo era già uscito nel 2015 per Piemme con il titolo L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu. A distanza di anni, cosa ti ha convinta a dargli una seconda vita – e perché con un titolo nuovo?
🎤 L’uscita dell’Efisia, come chiamo confidenzialmente il mio romanzo d’esordio, è stata preceduta da numerosi tentativi, lettere a editori, partecipazione a concorsi per inediti, sempre senza esito; perciò, è stato incredibile per me quando Piemme ha deciso di pubblicarlo. Dopo alcuni anni, è uscito dal catalogo dell’editore, che non era soddisfatto delle vendite. Io però sono sempre stata convinta del valore di quest’opera e ho sperato che prima o poi potesse avere una seconda chance. Perciò sono estremamente grata a Il ramo e la foglia edizioni per avermi offerto la possibilità di ripubblicarla. La parziale modifica al titolo è stata concordata con gli editori: una cosa a cui tengo è che nel titolo sia presente il nome e cognome della protagonista, perché ha una sua importanza sia nella caratterizzazione del personaggio, sia per lo sviluppo stesso della storia di Efisia. La cacofonia del cognome Caddozzu ha una sua ragion d’essere, ma ho sempre pensato che l’uso del verbo “ammazzarono” nel titolo adottato da Piemme enfatizzasse in modo eccessivo tale cacofonia.
:: Il cambiamento del titolo non è un dettaglio: da L’estate che ammazzarono a La misteriosa morte. Cosa cambia, nella tua percezione, nel modo in cui il libro si presenta al lettore?
🎤 A parte l’aspetto fonico di cui ho parlato sopra, ci sono due elementi che differenziano il nuovo titolo rispetto al vecchio. L’introduzione dell’aggettivo “misteriosa” per definire la morte di Efisia induce nel lettore una certa aspettativa, una suspense. La soppressione del riferimento all’estate, d’altra parte, elimina il sospetto che si tratti di un “romanzo da ombrellone”, come qualcuno lo definì al momento della sua uscita.
:: La Sardegna e poi la Toscana – atmosfere, silenzi, tensioni sommerse – sembrano essere molto più che sfondi nel romanzo. Quanto contano i luoghi in questa storia?
🎤 I luoghi sono sempre molto importanti nella mia narrativa: che si tratti della Sardegna, la mia terra d’origine alla quale mi sento particolarmente legata, o della Toscana dove vivo: può essere Pistoia, con i suoi pregi e difetti di piccola città di provincia, o qualche sperduto villaggio semiabbandonato sull’Appennino. L’unico tra i miei libri ambientato in una città anonima, priva di caratterizzazione, è La scrittrice obesa, perché in questo caso il racconto è focalizzato esclusivamente sulla protagonista e sul suo mondo interiore. Altrimenti sento la necessità di collocare le mie storie in luoghi e momenti ben precisi, perché sono questi, i luoghi e i tempi, che le definiscono e danno loro concretezza.
:: La morte di Efisia è “misteriosa”: siamo nell’ambito del giallo, del noir, del thriller psicologico? Come descriveresti il genere di questo romanzo a chi non l’ha ancora letto?
🎤 Quando il romanzo uscì e mi veniva chiesto a che genere appartenesse, io di solito dicevo “è una specie di giallo”. In realtà credo che si possa definire un noir, però anomalo, perché intreccia al mistero della morte di Efisia, alle indagini e alla ricerca del colpevole, la storia di Efisia, la sua vita, dal momento della nascita fino alla sua morte; nello stesso tempo traccia, sia pure in modo apparentemente svagato, un quadro dell’Italia tra gli anni Sessanta e i Novanta del Novecento.
:: C’è un personaggio secondario, un dettaglio, una scena che ami particolarmente – qualcosa che speri i lettori non dimentichino facilmente?
🎤 Un personaggio secondario che mi è particolarmente caro è la madre di Efisia, Maria Rosaria, una giovane donna che cerca, con grande difficoltà, di adattarsi alla vita familiare e alla maternità, verso la quale si accorge di non essere portata, al marito dal pessimo carattere, al trasferimento in una città nella quale non riesce ad ambientarsi, fino a quando non deciderà di gettare la spugna. La scena emblematica del suo disagio è, per me, quella che descrive la passeggiata domenicale della famigliola e la sosta al bar dove Maria Rosaria mangiava svogliatamente una coppetta di “Coppa Olimpia variegata al cacao”.
:: Tra la prima edizione del 2015 e questa di Il ramo e la foglia edizioni, sei cambiata come scrittrice? Hai riletto il testo con occhi diversi, hai rivisto qualcosa, o hai preferito lasciarlo com’era?
🎤 In parte sono cambiata, e rileggendo il romanzo in alcuni casi ho provato sorpresa e ho pensato che, se l’avessi scritto ora, forse in alcuni punti avrei fatto scelte diverse. Nella gran parte del testo però mi sono riconosciuta e mi è sembrato che, nonostante gli anni e la diversa esperienza che ho ora, sia un testo che ancora funzioni e possa piacere. Ho preferito non introdurre modifiche, però mi sono presa qualche piccola rivincita con l’editor di Piemme che aveva in alcune parti “normalizzato” la punteggiatura spezzando alcune frasi che le erano parse troppo lunghe e che aveva sostituito alcune parole con sinonimi che secondo me erano meno efficaci: così ho ripristinato la mia versione e ne sono stata molto soddisfatta. Si tratta però di modifiche così limitate e marginali che nessuno all’infuori di me se ne accorgerà.
:: A chi consiglieresti questo romanzo? E, se volessi stuzzicare la curiosità di chi ancora non sa nulla di Efisia Caddozzu con una sola frase, cosa diresti?
🎤 Lo consiglierei a chi cerca personaggi non standard, che non rispondono ai canoni di bellezza e successo, donne che non portano tacchi a spillo, che non sono del tutto buone né del tutto cattive, madri inadeguate, figlie insofferenti. A chi vuole farsi un’idea di un certo periodo della storia italiana, in modo leggero ma abbastanza accurato, a chi vuole farsi un’idea di come funziona la vita in una cittadina di provincia. E naturalmente a chi cerca un giallo un po’ anomalo ma che, spero, non lascerà delusi.
Non è facile trovare una frase che sintetizzi il senso ultimo della storia che ho cercato di raccontare e che al tempo stesso stuzzichi la curiosità di un possibile lettore, mi viene in mente la suggestione che mi mise sulle tracce di questo singolare personaggio e mi spinse a raccontarne le vicende: che cosa succederebbe se una rispettabile insegnante fosse trovata cadavere in un fosso, conciata come una prostituta? E se ognuna delle persone che hanno avuto a che fare con lei ne riportasse una versione diversa, e ci fossero non una, ma tante Efisie in contrasto tra loro?
:: Ci piace concludere riportando ciò che scrisse Gregorio Moppi, su Repubblica Firenze: «Giallo singolare, questo, in cui non conta tanto individuare il colpevole (alla fine si scopre, certo), importa piuttosto fare il ritratto a Efisia, entrarle nella testa, conoscerne famiglia, abitudini, visione del mondo, frequentazioni. Ecco ciò che interessa l’autrice, e man mano diventa rilevante pure per chi legge. […] il racconto della vita incolore di Efisia procede rapido, paradossalmente avvincente grazie all’arguzia con cui è scritto». Ti ritrovi?
🎤 Un giudizio molto lusinghiero questo di Gregorio Moppi, con cui ebbi modo di dialogare nel corso di una presentazione del libro alla Feltrinelli di Firenze. In effetti quello che a me premeva raccontare era il personaggio di Efisia, il suo disagio esistenziale, la sua vita, il suo mondo: il giallo è stato per me un pretesto, escogitato per creare un po’ di mistero e di suspense, per rendere accattivante la vicenda di una persona comune, che però non definirei incolore, poiché ogni vita ha i suoi colori, lieti o cupi, e ogni esistenza ha in sé qualcosa che merita la nostra attenzione e la nostra pietas.
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L’editore intervista l’autrice: Marisa Salabelle
Intervista [Libri] 22/09/2026 10:00:00