:: Come studioso della letteratura portoghese, cosa ti ha colpito maggiormente della voce di Pedro Eiras e come si inserisce, secondo te, all’interno della produzione lusitana contemporanea?
🎤 Di Pedro Eiras mi ha colpito la grande precisione linguistica. È un autore molto colto e questo si nota non tanto in uno sfoggio di mera erudizione nozionistica, ma nell’ordito della sua scrittura e nelle tematiche che affronta, di modo che ogni sentimento, ogni categoria mentale, ogni piega delle emozioni ha nella sua scrittura un corrispondente lessicale sempre esatto. Fa parte di quel versante della letteratura portoghese contemporanea che è maggiormente in dialogo con un certo tipo di tradizione europea e occidentale in genere, ed è uno di quegli studiosi e autori che negli ultimi decenni hanno ‘riscoperto’ l’Italia, paese che fino a qualche decennio fa non era al centro del panorama critico-letterario portoghese.
:: Il ramo e la foglia edizioni di Pedro Eiras ha già pubblicato Bach, un’opera di narrativa tradotta da Michela Graziani con la tua postfazione. C’è secondo te una continuità stilistica tra Bach e Inferno, nonostante l’una sia un’opera in prosa e l’altra in versi?
🎤 Domanda interessante, che sarebbe spunto per ricerche più ampie poiché Pedro è poeta, prosatore, ma è anche autore teatrale nonché studioso e critico di letteratura, visto il suo mestiere di docente universitario. Se dovessi indicare un punto in comune tra le due opere, certamente parlerei del fatto che si tratta di due opere che richiedono una certa conoscenza pregressa di alcune figure storiche, nonché di temi e opere della letteratura e della musica occidentale. Pur essendo opere godibili da qualunque lettore, chiaramente.
:: Inferno affronta temi densi e spesso oscuri. Qual è stata la difficoltà maggiore nel rendere in italiano la lingua di Eiras, cercando di mantenere intatta la tensione emotiva e la precisione chirurgica dell’originale?
🎤 Il lavoro del traduttore è fortunatamente reso più facile da alcune circostanze. In questo caso devo dire che la generosità di Pedro ha fatto sì che il mio lavoro fosse non un corpo a corpo (personalmente non vedo in questi termini il lavoro di traduzione) ma – se posso permettermi di continuare la metafora – una danza con il suo stile. In diversi casi Pedro è venuto in mio soccorso chiarendo dubbi oppure accettando mie idee, piccole distorsioni che nei fatti modificavano leggermente il testo ma, che secondo me, erano pienamente giustificabili e anzi doverose. È vero, Infernoaffronta temi densi e oscuri, ma – e questa è una sensazione potente avuta fin dalla prima volta che ho letto Pedro – ho trovato nei suoi testi qualcosa che ha riecheggiato profondamente in me, e che mi ha reso straordinariamente meno difficile tradurre.
:: Il volume esce con l’originale portoghese. In che modo questa scelta valorizza il tuo lavoro e quale tipo di dialogo speri si instauri tra il lettore italiano e la lingua di partenza?
🎤 Chiaramente ogni testo poetico tradotto trae beneficio dal raffronto con il testo di partenza. Ne guadagna in leggibilità e sonorità, perché permette di vedere e sentire l’originale, ma credo che possa essere anche una piacevole sfida per il traduttore, le cui scelte sono lì, pienamente visibili al lettore che potrà analizzarle, approvarle ed eventualmente essere in disaccordo. Nei testi di prosa questo raramente accade, per evidenti ragioni, ma sarebbe bello poter affiancare l’originale anche in quel caso.
:: Perché oggi è importante leggere Pedro Eiras in Italia e cosa aggiunge questo Infernoal dialogo culturale tra i nostri due paesi, così vicini eppure con sfumature letterarie così distinte?
🎤 Un’altra domanda che richiederebbe degli studi più approfonditi, provo comunque a rispondere. È importante leggere Pedro perché è un autore in grado di parlare con lucidità del mondo contemporaneo, e lo fa in modo simultaneamente colto e accessibile. Utilizza vari mezzi (poesia, prosa, saggio) e possiede uno stile molto riconoscibile. In quanto italiani, poi, direi che siamo quasi obbligati a leggere un testo poetico che si chiama Infernoe al quale l’autore ha fatto seguire Purgatorio e Paradiso. Credo sia molto interessante vedere in che modo un autore portoghese del XXI secolo continua il dialogo con il nostro Dante. E al di là di ciò, è per me particolarmente bello vedere come Italia e Portogallo abbiano sempre più cose da dirsi l’un l’altro. Diceva qualche anno fa Giulia Lanciani che gli studi italiani non avevano grande tradizione in Portogallo, paese che aveva sempre visto la Francia come ‘faro’ culturale. Credo che oggigiorno la nostra letteratura sia molto più conosciuta e tradotta rispetto a qualche anno fa. Per quanto riguarda la conoscenza della letteratura portoghese in Italia, credo che negli ultimi anni si sia un po’ affievolita l’onda lunga di quello che è stato definito “effetto Pessoa-Saramago”, ovvero un inedito interesse per una letteratura in fondo secondaria nel panorama europeo, dettato dall’incredibile successo mondiale di questi due autori. Penso che sia giunto il momento di andare oltre i nomi più consacrati della letteratura portoghese e toccare con mano che cosa è stato scritto e prodotto negli ultimi venti anni in Portogallo, tra cui appunto Pedro Eiras, oltre a innumerevoli autori e autrici di prosa e poesia. Il pubblico italiano non ne resterà deluso.
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